giovedì 5 agosto 2010

“Nebiolo” Macchine per la stampa - Torino

Nebiolo altro marchio storico dell’industria Torinese, per decenni famosa in tutto il mondo per le sue tecnologie all’avanguardia, ma come altre grandi aziende Piemontesi destinate a soccombere quando è iniziata l’era della deindustrializazione.

La storia delle Nebiolo  rimarrà comunque negli annali delle grandi industrie Italiane che hanno collaborato allo sviluppo della nazione nel dopoguerra…..ma ecco la sua storia:

Nel 1878 Giovanni Nebiolo acquista da Giacomo Narizzano una piccola fonderia di caratteri operante a Torino fin dal 1852. Nel 1880 fonda con Ermenegildo Cunaccia una Società a nome collettivo per l’esercizio di una fonderia di caratteri tipografici a stereotipia, che però ha vita breve.

Il 13 giugno dello stesso anno Nebiolo stipula un patto associativo con Lazzaro Levi: nasce la Nebiolo & Comp con stabilimento in via dei Fiori (l'attuale via Belfiore), borgo San Salvario, sede all'epoca di numerose industrie tra cui Fiat e Lancia.

Nel 1888 la società viene trasformata in accomandita semplice, con l'ingresso di nuovi soci (Giuseppe Levi, Benedetto Foa e Giuseppe Bedardia).

La produzione aumenta ed in breve diventa necessario trasferire lo stabilimento in corso Regio Parco (1889). Nel 1891 Nebiolo esce dalla società ma accetta di lasciare il proprio nome nella ragione sociale della ditta.

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Nel corso degli anni Novanta le fonderie di caratteri tradizionali come la Nebiolo risentono della diffusione di macchine Linotype e Monotype che, fondendo e componendo direttamente i caratteri, rivoluzionano il sistema della stampa.

Nel 1899 la Nebiolo è posta in liquidazione per mutarne la ragione sociale in Società per azioni, e attirare i finanziamenti degli istituti di credito.

La nuova denominazione sociale è Fonderia di caratteri e fabbrica macchine ditta Nebiolo & C. All'iniziale attività di fonderia caratteri si affiancano la fabbricazione e il commercio di macchine tipografiche di produzione tedesca e di altri attrezzi utili alle arti tipografiche.

Nel 1900 la Nebiolo acquista una ditta concorrente, la Società Genovese Rayper fonderia di caratteri.

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Si aggiungono due reparti: uno per la manutenzione dei macchinari e la produzione di vecchi modelli e uno di fotoincisioni meccaniche, rilevato insieme allo stabilimento E. Assie & C.ia. Vengono prodotte nuove macchine: la Fulgur, macchina a doppia rotazione venduta al Corriere della Sera, la Mihele e la Monotype.

Nel 1906 la Nebiolo si trasforma in "società anonima" (società per azioni) e nel 1907 stipula un accordo di cartello con la concorrente milanese Urania.

Nasce così la Società Augusta Unione Nazionale Fonderia Caratteri e Fabbriche Macchine (1908), con sede a Torino e stabilimenti nel nord Italia. Lo stabilimento di Torino si trasferisce su un'area di 6.000 mq coperti, tra corso Regio Parco, corso Firenze e corso Palermo.

Nonostante i successi dell'Augusta, specie all'estero, nel 1911, anno in cui muore anche Lazzaro Levi, amministratore delegato, la Nebiolo ha una prima battuta d'arresto. Per rilanciare le vendite si propone un rinnovamento del prodotto, il potenziamento della pubblicità e la ricerca di nuovi mercati.

Con la prima guerra mondiale sia l'Augusta sia la Nebiolo attraversano un momento di crisi; viene avviato un piano di salvataggio industriale basato su misure finanziarie e riorganizzazione produttiva, con conseguente riduzione dell'organico. Nel 1918 le assemblee straordinarie di Nebiolo e Urania deliberano la fusione tra le due aziende.

Nell'autunno dello stesso anno viene sciolta l'Augusta e la nuova società è denominata Fonderia di caratteri e Fabbrica di macchine Ditta Nebiolo & Comp.

La produzione aziendale comprende ora caratteri, macchine tipografiche e oggetti in ghisa, ed è organizzata su tre stabilimenti: Fabbrica Macchine, Fonderia Caratteri, Fonderia Ghisa.

Nel biennio rosso (1919-1920) la Nebiolo vive un periodo di intense agitazioni operaie specie nel marzo del 1920 (sciopero delle lancette). Le molte interruzioni del lavoro determinano un calo della produzione di cui risentono anche le vendite.

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Nel 1922 viene acquistato, per la Fabbrica Macchine, uno stabile della fabbrica Dubosch in borgo San Paolo, in via Boggio 26, tra le vie Avezzana e Vachieri: è un'area di 30.000 mq, di cui 22.000 al coperto.

Nel 1923 si inaugura la nuova Fonderia Caratteri, in via Bologna 47. È una delle più grandi fonderie d'Europa nel suo genere: sviluppata su tre piani, ha grandi finestre sulla strada e sul cortile interno, per una superficie di 3.500 mq.

L'adiacente Fonderia Ghisa, in via Bologna angolo corso Novara, si estende su un'area di 16.000 mq: insieme alla nuova Fonderia Caratteri forma un complesso industriale di oltre 30.000 mq.

Dopo il biennio rosso l'attività riparte in maniera regolare, nonostante si presentino agitazioni interne per il rinnovo del contratto (1924).

Si decide inoltre di abbreviare la denominazione sociale in Società Nebiolo e di mutare la ragione sociale in "fabbricazione e commercio caratteri, utensili, attrezzi ed ogni altra fornitura, fusione e fabbricazione di metalli e costruzioni metalliche in genere". A fine anni Venti la Nebiolo incrementa del 75% le esportazioni e acquista la società concorrente S.A.L.F.

Nei primi anni Trenta l'azienda risente degli affetti della crisi mondiale del 1929: calano le vendite con consistenti perdite anche sui mercati esteri. La Nebiolo deve inoltre difendersi dalla concorrenza straniera; si riducono le scorte di magazzino, vengono chiuse delle filiali e abbassati i salari. Ma, fino al 1934, i bilanci risultano comunque in passivo.

Nel 1936, per arginare la diminuzione delle esportazioni dovute alle sanzioni della Società delle Nazioni in seguito alla guerra d'Etiopia, il nuovo direttore Mario Graziadì Levi introduce altri due settori produttivi: mozzi per eliche di aeroplano e macchine utensili quali torni, affilatrici ecc.

Nel 1940 la Nebiolo viene dichiarata stabilimento ausiliario per la produzione di macchine utensili; si compie così con il passaggio ad altri settori il risanamento aziendale. Nel 1942 inizia anche la fabbricazione di bombe, percussori e parti di armamenti, mentre la produzione di macchine grafiche è ai minimi storici.

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La situazione peggiora l’anno successivo a causa sia dei bombardamenti che distruggono parte degli stabilimenti, sia della partecipazione operaia agli scioperi di marzo. L'azienda gode però dello status privilegiato di ditta protetta dal Ministero per la produzione bellica del Reich.

Nell'immediato dopoguerra l'azienda rilancia la propria attività puntando in particolare sul mercato estero. Nel 1947 incorpora la Fast (Fabbrica Strumenti Tessili) di Rivoli; aumentando così il capitale sociale e le produzioni, rispetto al 1939.


Nel biennio 1949-1950 inizia però un periodo di crisi: la società incontra difficoltà ad ottenere credito e l'apertura di uno stabilimento in Argentina si rivela un insuccesso. L'azienda viene affidata ad amministratori giudiziari i quali varano un programma di risanamento che prevede un ridimensionamento produttivo e riduzione dell'occupazione.

Le misure restrittive provocano proteste e mobilitazioni operaie che però non impediscono il licenziamento di 980 dipendenti e 250 impiegati (1951). Fino al 1956 si susseguono pesanti tagli e licenziamenti negli stabilimenti di Rivoli, Collegno e Torino dovuti alla riorganizzazione aziendale attuata dall'IMI che di fatto controlla la società, avendo concesso un finanziamento alla Nebiolo.

Nel 1959 il bilancio torna in attivo e si procede al potenziamento e all'ammodernamento dei macchinari. Vengono costruiti nuovi capannoni e acquistati una proprietà in via Boggio ed un terreno nella zona industriale di Settimo Torinese dove, alla fine degli anni Sessanta, viene trasferita la Fabbrica Macchine.

Durante i primi anni Sessanta, complice anche il momento favorevole dell'industria italiana, la Nebiolo torna a crescere. L'aumento della produzione nel settore delle macchine grafiche è superiore alla media (+ 26%) e le esportazioni crescono del 64%. La ditta inaugura la politica delle "porte aperte", non solo nei confronti di clienti e azionisti, ma anche verso chi esprima il desiderio di visitare gli stabilimenti.

C'è un incremento della manodopera, che tocca quota 1638 operai nel 1960 e 2040 nel 1962, e si crea una scuola professionale interna.

Dopo un decennio positivo, nel 1964 torna l'ombra della crisi: diminuisce del 5% la produzione a livello nazionale di macchine grafiche e la Nebiolo attua licenziamenti di massa. Nel 1965 le maestranze scendono a 1804 e l’anno successivo la produzione tocca il minimo di 11.217 tonnellate.

Alla fine degli anni Sessanta, in concomitanza con il cosiddetto autunno caldo, segue un periodo di agitazioni sindacali che condiziona pesantemente l'attività aziendale.

La dirigenza continua a perseguire la propria strategia; viene siglato un accordo di collaborazione scientifica con il Comitato Statale per la Scienza e la Tecnica dell'URSS per la produzione di macchine poligrafiche e per il perfezionamento delle tecniche dell’industria grafica; si acquisisce l'intero pacchetto azionario della Nebitype di Genova Voltri.

Nel 1973 aumentano le difficoltà della Nebiolo a causa di un ulteriore calo produttivo e di mobilitazioni e scioperi. Nel 1976 la crisi aziendale si aggrava e viene chiusa la fonderia di ghisa. La situazione determina l'ingresso di un nuovo azionista: la Fiat.

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Questo modifica profondamente l'organigramma aziendale ponendovi al vertice uomini Fiat prima e, successivamente, uomini Comau, come il nuovo presidente Aristide Svignano.

Nel 1978 si costituisce la Nippon Nebiolo KK allo scopo di fornire assistenza tecnica per le macchine installate in Giappone ed Estremo Oriente. Il 31 dicembre dello stesso anno cessa la produzione e la commercializzazione di caratteri a stampa. Nel 1980 diminuisce ancora il numero degli occupati ed aumentano le perdite.

L'anno successivo il 60% delle azioni Nebiolo viene ceduto all'industriale casalese Carlo Cerutti che però non riesce a risollevare un'attività in costante perdita. Nel 1982 l'azienda torna ad essere di proprietà della Fiat.

Il 1° agosto la Nebiolo Spa cede i propri beni materiali ad una nuova società denominata Nebiolo Macchine Spa ed affidata in gestione a Edoardo Chevallard. Nel 1986 gli subentra una cordata imprenditoriale facente capo alla Pivano, una ditta concorrente di Alessandria, che ne acquisisce il 63%: nasce così il Gruppo Pivano-Nebiolo Macchine.

Nel biennio 1989-1990 la situazione peggiora ulteriormente e la Nebiolo Macchine Spa cede le proprie attività alla Montenegro Srl. Nel 1993 viene dichiarato il fallimento della Nebiolo Spa ed un anno dopo nasce la Nebiolo Printech, con sede a San Mauro Torinese.

Attualmente l'ex stabilimento dell'area di via Bologna è al centro di un piano di recupero che dovrebbe portare alla realizzazione di case di civile abitazione e di due comunità alloggio.

 

 Miro

 

Fonte:Storia e Cultura dell’industria

1 commento:

Pasquale Amendolara ha detto...

E molto importante la storia della Nebiolo. Senta, ho comperato una Nebiolo Invicta 38-R usta, qui en Venezuela, pero non hanoo il libro dove cé scritoo cuanto debe habere lo espessore della lastra e del caucho. Mi potrebbere dire o enviarme questo indicazione per mettere le giuste misure nella lastra e della gomma. Gracias

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