lunedì 13 dicembre 2010

Novi industria Piemontese leader del cioccolato e dolciumi

Nel 1832 Francesco Gambarotta apre a Novi Ligure una drogheria in contrada Girardenga. La tradizione prosegue con il figlio Giovanni e poi con il nipote Santo Gambarotta che, con molta intraprendenza, avvia nel 1895 una produzione su scala industriale dei prodotti distillati già presenti nella drogheria. In particolare, grazie ad una ricetta segreta lasciata da un frate cappuccino missionario, riesce a preparare il famoso "Amaro Gambarotta".

Per avviare la produzione Santo Gambarotta acquista un fabbricato rurale, la Cascina del Toro, ubicato in via Basaluzzo e lo adatta a stabilimento. Qui produce, oltre ai liquori, anche un'assortita serie di dolciumi (torrone, cioccolato, confetture, mostarda). Nell'azienda collabora anche Giovanni Battista Gambarotta, figlio di Santo. Nel 1903 la ditta Gambarotta si trasforma in una cooperativa di produzione, la "Fabbrica Italiana Confetture Cioccolato e Affini", e Giovanni Battista Gambarotta viene eletto consigliere delegato.

Il 10 settembre 1903 il capitale iniziale a disposizione della società è di £ 1.000. Il fabbricato dove sorge la nuova azienda è lo stesso della precedente industria Gambarotta, preso in affitto insieme alle attrezzature.

Etichette e confezioni della Fabbrica Italiana Confetture Cioccolato e affini -1905La società, come si legge nel documento che le dà inizio, ha lo scopo di "giovare all'economia delle aziende commerciali dei soci confettieri, droghieri e grossisti mediante l'esercizio di uno stabilimento che provveda alla fabbricazione e alla distribuzione diretta, con intento cooperativo, dei generi di confetteria, cioccolato, e affini sopprimendo spese di reclame, di viaggiatori e rappresentanti".

Nel 1916 il capitale viene portato a 600.000 lire, nonostante le difficoltà non indifferenti causate dal conflitto in corso: l'aumento considerevole del costo delle materie prime, i ritardi negli arrivi e la mancanza della manodopera.
Nella relazione del Consiglio ai soci del 1918 si legge: "La nostra azienda ha potuto superare vittoriosamente tutte le difficoltà. Non abbiamo mancato di assistere gli impiegati e gli operai che si trovavano in servizio militare e abbiamo contribuito alle opere di beneficenza per la guerra."

Negli anni '20 inizia una crisi nazionale di tutta l’industria dolciaria che risente della diminuzione di consumo tipico del dopoguerra.
Questo mette a dura prova la società: gli anni 1927-1928 vedono l'azienda in forte perdita ed inducono ad adottare un nuovo programma di gestione, basato su tagli alle spese ed al personale, riorganizzazione della gamma di prodotti, ricerca di nuovi soci, graduale rinnovo di impianti e macchinari.

oto della Cascina del Toro a Novi Ligure.Archivio privato Mori, Novi Ligure (AL)Il 1933 segna il trentesimo anno dalla fondazione. L'avvenimento è festeggiato con una gita di tutti i dipendenti a Genova e a Rapallo.

La società è ormai formata da 439 soci, distribuiti in tutta l'Italia centro-settentrionale e in Sardegna. Le vendite aumentano e si acquistano nuovi macchinari.
Nella relazione del consiglio del 1934 si può leggere: "Nel quadro dell'economia nazionale, possiamo dirlo senza vanteria, siamo apprezzati per il nostro scopo sociale di fare giungere direttamente al consumo i prodotti genuini ed a prezzi moderati."

Nello stesso periodo si provvede anche alla costituzione della Cassa Mutua Interna per malattie, che fornirà sussidi e organizzerà le colonie marine per i figli dei dipendenti.
Nel marzo del 1935 si arriva al massimo di produzione mai raggiunto: il vecchio stabilimento non basta più e l'amministratore Rossignotti avvia le pratiche per la costruzione di un nuovo stabilimento alla periferia di Novi Ligure, dove si trova ancora oggi.

Anche la denominazione della Società cambia e, dal 14 ottobre 1936, diventa S.A. Novi-Cioccolato-Caramelle-Confetti.
Nel settembre 1935, durante la guerra d'Africa, il contingentamento del cacao, già al 60%, viene ridotto al 25%. In questo periodo di crisi la Novi riesce a mantenere costante la qualità e la purezza dei suoi prodotti senza ricorrere alla sostituzione della materia prima con il surrogato.

Vengono acquistati macchinari più moderni, tra cui una raffinatrice proveniente dalla Germania.
Macchine impastatrici ed incartatrici  della S.A. Novi-Cioccolato-Caramelle-Confetti. Novi Ligure (AL)

La seconda guerra mondiale impone con il razionamento molte restrizioni. I prodotti dolciari, considerati generi voluttuari e non adatti a tempi di guerra sono messi al bando. Dal giugno 1940, gli approvvigionamenti sono ridotti al minimo ed è sempre più difficile produrre.
Anche il personale diminuisce, sia per il richiamo degli uomini alle armi sia per la mancanza di materie prime. Ci sono anche problemi per spedire le merci con la ferrovia perché in molte zone il servizio non esiste più.

L'azienda cerca, tuttavia, di sostenere i dipendenti con aiuti economici: sussidi in denaro alle famiglie dei richiamati, indennità in caso di licenziamenti.

L'11 settembre 1943 lo stabilimento viene occupato e saccheggiato dalle truppe tedesche. Viene ordinato il sequestro di tre quarti del cioccolato ma i dirigenti, con un pretesto, fanno produrre meno cioccolato e più confetti, non graditi ai tedeschi. L'8 luglio 1944 Novi Ligure è bombardata e la linea ferroviaria distrutta. Durante l'inverno l'azienda è praticamente ferma; nel marzo 1945 i dipendenti sono 38.

Nonostante gli anni duri, la "Novi" non rinuncia a fare programmi per il futuro. Si acquista un negozio in centro che servirà come spaccio dei prodotti e si fanno i primi esperimenti su una pasta di cioccolata che verrà prodotta nell'immediato dopoguerra e venduta nei famosi barattoli in vetro e alluminio.
Crema di cioccolato. Tratta da: www.guidaacquisti.netNel 1957 la Novi entra a far parte dell'Unidi (Unione Industriali Dolciari Italiani), creata a Milano da un gruppo di imprenditori del triangolo industriale al fine di ottenere una più moderna politica degli approvvigionamenti delle materie prime e l'eliminazione delle numerose imposte e tasse che gravano sulla produzione dolciaria.

Negli anni Sessanta i dolci entrano a far parte della dieta quotidiana e l'industria dolciaria è in crescita. Negli anni '70, invece, in seguito a contrasti tra lavoratori e datori di lavoro e all'incapacità dell'azienda di interpretare le nuove esigenze dei consumatori, le vendite calano. Inoltre sono rimasti solo 170 dipendenti.
Nel 1982 l'imprenditore genovese Flavio Repetto acquista dal Tribunale Fallimentare di Genova i marchi storici Elah e Dufour, con il vecchio stabilimento di Pegli.

Nel 1985 entra nell'orbita di Repetto anche la Novi. La società aveva da tempo evidenziato segni di debolezza e difficoltà di carattere organizzativo, produttivo e commerciale. Repetto auspica una nuova strategia, adeguata ai tempi, ma che tenga conto della sua prestigiosa tradizione e dei suoi valori.
Il pacchetto di maggioranza della Novi, pari al 52% del capitale, viene rilevato dalla Desar, la stessa che aveva comprato e rilanciato i marchi Elah Dufour. In questo modo il gruppo può offrire una proposta completa nel settore dolciario.

La fase successiva all'acquisto riguarda la ristrutturazione dell'azienda sotto il profilo produttivo e la ridefinizione dell'offerta e del sistema commerciale. In particolare si cerca di puntare sul "cioccolato come alimento e non come bene voluttuario".
Occorre quindi trovare un prodotto da poter proporre al consumatore come idoneo al consumo quotidiano ad un prezzo competitivo a livello europeo, ma sempre di alta qualità. La soluzione è rappresentata dal cioccolato in tavolette.

La nuova strategia commerciale si fonda su una scelta lineare: a ogni marchio i suoi prodotti. La Novi abbandona la produzione di confetti e caramelle, per concentrarsi sul cioccolato: i Nocciolati, il Gianduja, il Fondente Nero, il Cremoso; la linea "Terre del Cacao", cioccolato extra fondente di tipo Ghana, Grenada e Ecuador, ma anche il Gianduiotto, Otello e il Mini Nocciolato.
Il marchio Dufour si focalizza invece sulla caramelle di alta qualità. Elah fa della "Bontà pura e semplice" il proprio motto, rivolgendosi soprattutto ai più piccoli.

Tra 1991 e il 1993 la fabbrica di Novi Ligure viene ampliata e dotata di nuovi impianti: questa ristrutturazione ha lo scopo di rendere lo stabilimento tra i più avanzati d'Europa, trasferendovi anche le produzioni di Elah e Dufour. Lo stabilimento di Novi si estende su un'area di 120.000 metri quadrati, dei quali oltre 40.000 coperti dai reparti di produzione, che grazie ai moderni impianti di tostatura delle fave di cacao e delle nocciole, mettono la Novi in grado di controllare l'intero ciclo produttivo.

Nel 1999 il Gruppo acquisisce la "Baratti & Milano", storico marchio torinese e nel 2007 avvia l'ampliamento della sede produttiva con la costruzione di nuovi edifici.

     Mirò

Fonte: Storia e cultura dell’industria

1 commento:

Rosanna Fava ha detto...

Volevo fare i complimenti alla ditta Gambarotta - Novi che a mio parere resta l'unica società europea e forse mondiale degna di rispetto per la serietà che adopra nella produzione dei propri prodotti. Prodotti fatti senza aggiunta di olio di palma o altri ingredienti sintetici... ottimo!!!

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