mercoledì 16 marzo 2011

Piccola Storia del Piemonte (10/58) – I Longobardi, Burgundi e Franchi

Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 10°, i Longobardi, Burgundi e Franchi.

Franchi e Burgundi hanno potuto constatare, con le guerre gotiche in Italia, che questa è estremamente vulnerabile, e si preparano ad occuparne delle terre, ma sono preceduti in questo dai Longobardi. Nell'anno 568 o 569 infatti, i Longobardi iniziano la loro invasione della valle del Po. Si tratta di una intera popolazione, e non solo di un esercito, che giunge dalle Alpi Orientali.

Già nell'anno 570 attraversano il Piemonte e passano le Alpi a saccheggiare, ma non occupano quelle terre. Infatti ritornano indietro e si stabiliscono nella pianura del Po, senza che nessuno li possa contrastare e anzi alcune città, per evitare saccheggi e distruzioni, si arrendono subito agli invasori.

Il re dei Burgundi ha fatto accordi con i Bizantini e mantiene il controllo della valle di Susa, che poi gli verrà ceduta, qualche guarnigione di Bizantini si mantiene, isolata, nel sud del Piemonte. Ad evitare nuove incursioni, i Burgundi occupano le valli di Susa, di Lanzo e di Aosta.

Sacra S. Michele

La valle di Susa viene anche tolta alla diocesi di Torino e passa a fare parte di quella di Vienne (approssimativamente siamo nel 574). Nel frattempo i Burgundi stessi. il cui regno si trova nella zona di Ginevra e si estende lungo il corso del Rodano fino a Lione, finiscono con l'essere dominati dai Franchi.

Il territorio viene suddiviso dai Longobardi in Ducati, con a capo dei comandanti militari che man mano cominciano ad acquisire anche funzioni amministrative e giudiziarie. In Piemonte, oltre ai Longobardi, su trovano anche Bulgari, Sassoni, Gepidi, Turingi, nonché Goti, e questa mescolanza di popoli provoca certo problemi. I Longobardi, come pure gli altri popoli di provenienza esterna al Piemonte, non sono molto numerosi, si pensa fra 100000 e 200000, e permangono comunque minoranza. Ovviamente però vanno ad occupare le posizioni strategiche nella società.

Fra di loro i Longobardi sono spesso in lotta, ed in particolare vi è contrasto fra le due fazioni cattolica ed ariana, specialmente all'inizio dell'occupazione. I Duchi sono di fatto molto indipendenti sul loro territorio.

Dai reperti disponibili si deduce che i Longobardi si stanziano sul territorio a piccoli gruppi di famiglie. All'inizio seguono le loro tradizioni, ma sono comunque attratti dalla civiltà latina, o comunque dalla civiltà del posto. Con gli anni si ha un travaso reciproco di culture, la lingua diventa ufficialmente quella latina, in pratica la lingua della gente tende sempre di più a quello che sarà il volgare piemontese.

La popolazione tende ad assumere suoi caratteri particolari, ed anche il nome delle persone (come sarà rilevato più tardi, quando vi sarà maggiore documentazione scritta), diventa spesso longobardo. Si forma una linea immaginaria che dall'attuale La Spezia arriva all'attuale Rimini, tale che a nord di questa linea lingue e dialetti diventeranno le lingue neolatine occidentali, mentre a sud avremo le lingue neolatine orientali. Ad ovest questo è più accentuato dall'influenza (e presenza) gallica.

Molti sono i toponimi in Piemonte che possono essere fatti risalire ai Longobardi, in particolare quelli con suffisso in …engo, come Marengo, Murisengo, Aramengo, Odalengo, etc. In un primo tempo la terra viene sottratta ai proprietari ed alla chiesa, e si trasforma in proprietà ducale o regia, con qualche grande latifondo.

Con la conversione al cattolicesimo poi, parte dei beni della chiesa sono restituiti, ed inizia la fondazione di monasteri, che vengono dotati, a titolo di donazione, di vaste terre. La servitù della gleba dei contadini ricorda da vicino la condizione degli schiavi latini. Le coltivazioni sono poche, la terra fertile si è ritirata con l'avanzare dell'incolto, delle foreste e della palude. I commerci sono quasi inesistenti, così come si è di molto ridotta l'attività artigianale. La cultura è completamente trascurata.

Intanto i contrasti e le incursioni attraverso le Alpi, tanto da parte dei Franchi come dei Longobardi si susseguono e il territorio piemontese ancora una volta è terra di frontiera e di scontri, e diventa sempre più strategico. Il confine è, come si è visto, allo sbocco delle valli, dove vengono apprestate le difese, mentre tutta la zona alpina si trova nel territorio dei Franchi.

Se facciamo un punto della situazione linguistica verso il 650 d. C. abbiamo un originario ceppo Celto-ligure al quale il Latino ha fornito la sua struttura generica ed un certo arricchimento del lessico. Questa lingua evolve in modo abbastanza isolato ed autonomo, con interferenze provenienti dai linguaggi d'Oltralpe.

A tutto ciò si sovrappone ora la lingua dei Longobardi, che pure tendono ad assumere il Latino come lingua "ufficiale", lingua che però è sempre meno conosciuta dalla popolazione. Nelle valli alpine l'influenza delle lingue galliche è dominante. Dal punto di vista etnico, la popolazione piemontese è ora di provenienza molto "incrociata", costituita da meticci che possono vantare origini in mezza Europa.

Franchi e Longobardi si equilibrano. ma sempre in modo instabile, e dopo qualche anno riprende la guerra. Il motivo è dato dal fatto che i Longobardi, nel loro tentativo di espandersi in Italia, minacciano il territorio del Papato ed il Papa Stefano si rivolge ai Franchi per avere appoggio. Questi intervengono tentando di occupare il Piemonte e di qui l'Italia.

Scontri tra Franchi e Longobardi avvengono in più riprese, con alterne vicende, nell'arco di vari anni (con il Re franco Pipino), Morto Pipino i Longobardi ritentano l'espansione nelle terre del papato, ed anche il Papa Adriano si rivolge ai Franchi che stavolta invadono la pianura, nel 773 (Carlo Magno), e vi stabiliscono il loro controllo.

Il regno longobardo si dissolve e buona parte dei Duchi si sottomette ai Franchi. I Franchi hanno esteso il loro dominio su larga parte dell'Europa centrale e dell'Italia, ed inizia l'epoca del loro impero, o Impero Carolingio, come vedremo.

Piemontesi e Franchi hanno in comune una parte di radice celtica, ed in tempi migliori tra le due popolazioni vi erano stati frequenti contatti commerciali. Abbastanza facilmente si ha quindi uno scambio di elementi culturali ed etnici. La lingua dell'ufficialità rimane sempre il Latino, adottato anche dai Franchi, perchè la cultura latina continua ad essere riconosciuta come superiore, ma sempre più gente non è più in grado di comprendere il Latino. Dal canto suo, anche il Latino sta subendo profonde trasformazioni. Le lingue locali incominciano a crescere ed affermarsi.

Carlo Magno, che dapprima assume il titolo di "Re dei Franchi e dei Longobardi", a seguito della sua espansione in Europa (in particolare Germania, Francia ed Italia) nell'anno 800 fonda il Sacro Romano Impero e viene incoronato Imperatore dal Papa.

Vedremo di seguito le implicazioni di questo e l'organizzazione dell'Impero. È da notare che i Franchi non sono più civili dei Longobardi anzi, il livello di analfabetismo dei Franchi è molto più alto, non hanno leggi scritte ed hanno assorbito molto meno la civiltà romana.

    Mirò


I link a tutti i Capitoli li trovate nel post introduttivo alla Piccola Storia del Piemonte

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