sabato 19 marzo 2011

Gli incantesimi e Masche tra Langhe, Roero e Monferrato

Ritorniamo alle masche , al malocchio. Credenze, superstizioni, senz'altro, ma molto radicate nella gente delle Langhe . In passato, ad esempio, la madre tracciava sul capo del bambino un segno di croce, per tenere lontani da lui gli spiriti del male. Il bambino era un essere debole ed indifeso, per cui si credeva che le masche cercassero per vendicarsi di offese patite di nuocere ai bambini e si credeva che avessero dei poteri persino sui nascituri: la donna incinta, infatti non doveva assolutamente incontrare una masca.

Ed è per questo che ben raramente usciva di casa da sola. Inoltre non doveva mai tenersi al collo una catenina o una collana, poiché il bimbo poteva nascere col cordone ombelicale avvolto al collo, né doveva mangiare, per questa ragione, dolci rotondi con un buco al centro, proibiti quindi i torcett che allora si preparavano al forno, in casa. Quando il bambino nasceva, si cercava di battezzarlo il più presto possibile, perché un neonato ancora catecumeno non doveva uscire fuori di casa, in quanto facile preda degli incantesimi delle masche.

Se un bambino presentava qualche difetto, oppure piangeva più del normale, la causa doveva essere ricercata in qualche maledizione scagliata contro di lui. In questi casi si pensava agli zingari o alle masche. Si propendeva però verso la seconda soluzione. Alla masca, infatti, era fatto risalire un improvviso mal di pancia del bambino, una crescita ritardata, il piede caprino e tutte le malattie in genere. Se si trattava poi di difetti fisici evidenti, allora si era certi che la causa era sicuramente una maledizione.

Masche, strege, incantesimi

La masca però serviva molto come alibi. Dire infatti che un figlio era storpio o strabico perché appena nato aveva ricevuto il malocchio, era un conto, ma dire apertamente che era nato così, la cosa era ben diversa.

Nel primo caso, l'impedimento fisico non gl'impediva di sposarsi, mentre nel secondo la cosa si faceva ben più difficile, per timore della discendenza. Era brutto avere dei disgraziati in casa nella dura vita dei campi: accrescevano solo le preoccupazioni e anche la diffidenza da parte dei vicini e dei conoscenti. Quando si pensava che una masca avesse compiuto il maleficio su un bambino, si poteva ricorrere al sacerdote, perché lo benedicesse o pronunciasse qualche esorcismo. Ma dal prete si andava solo in certi casi, quando si trattava di cose abbastanza credibili, senza urtare il tradizionale e rigido moralismo del clero.

D'altronde non è che il prete avesse poi troppi poteri. S'andava allora da persone rispettabili e venerande, sia uomini che donne. Da dei guaritori o guaritrici con poteri anti-masca. Si trattava di persone che godevano la stima di tutta la comunità e molto esperte nel campo. Queste possedevano talismani miracolosi, oppure si servivano unicamente di gesti, di rituali strani, ma efficaci, di litanie tutte particolari. Importante era comprendere la parte del corpo colpita dal malocchio.

Era però tutto sommato una cosa abbastanza facile, perché le masche colpivano sul particolare e mai in generale. Con la medaglia attorno alla parte colpita si tracciava un cerchio, che non doveva mai essere chiuso del tutto, ma doveva presentare un'apertura da cui potesse uscire la maledizione. Questo per quanto riguarda l'operato delle masche.

Ma esistevano altri casi di incantesimi/malocchio più semplici per cui si ricorreva alla preghiera o all'aiuto del vecchio più vicino che con la sua esperienza risolveva il problema. Si trattava in questi casi di piccole malattie, anche tipiche come avere i vermi o la risipila.

E' certo che non si poteva andare dal medico perché rideva e prendeva in giro il paziente. Malattie che non esistono, anche se oggi ormai hanno il loro nome preciso e i loro rimedi. La prima è infatti l'acetone e la seconda la rosolia.

Per i vermi, si prendeva dell'aglio e del prezzemolo, si metteva il tutto in un sacchettino bianco e lo si poneva sotto il capo del bambino, ma prima era indispensabile segnare il piccolo. Se era a portata di mano del guaritore allora si procedeva su di lui, altrimenti bastava portare degli indumenti sul quale si compiva il rito misterioso fatto di litanie, di segni di croce, di parole bisbigliate e incomprensibili. Anche la risipila veniva segnata più o meno nello stesso modo.

Siamo nel campo dei settimini, dei guaritori di casa nostra in cui sacro e profano si mescolano per portarci addirittura nella dimensione di una medicina alternativa che è anche il frutto di credenze pagane, radicate nel tempo e chiaramente legate alla superstizione e alla cultura popolare.

Gl'incantesimi come fobie, come ignoranza o come antica saggezza? Non potremo mai rispondere con certezza a questa domanda.

 

     Mirò


(Estratto da "Il platano", rivista di cultura astigiana, Asti, anno III, n. 3, 1978, pp 37-44: Figure, opere e riti della nostra terra)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno Mirò,
ha pubblicato un articolo davvero interessante, che mi sarà inoltre utilissimo per la ricerca sulle masche nella nostra regione!

Ancora grazie,
Alessia

Mirò ha detto...

Sono contento che ti serva per le tue ricerche e spero di averti sempre tra le mie lettrici.

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