lunedì 11 aprile 2011

Federalismo Municipale, vediamo come funziona

Federalismo Municipale, ancora una volta mi è stato chiesto di approfondire la questione del Federalismo, in quanto è una riforma epocale che cambierà il modo di pagare una parte dei contributi di tutti noi.

Il Federalismo fiscale comporta la responsabilità degli amministratori per avere meno sprechi e tasse ridotte.

Il Federalismo non penalizza né il Sud né il Nord. Colpisce chi finora ha speso in modo irresponsabile e non lo potrà più fare. Il Federalismo municipale, in particolare, offre nuovi strumenti per la lotta all’evasione fiscale. E senza pagheremo tutti dimeno.

image

Vediamo pertanto sul piano pratico cosa cambia fin da oggi.

FEDERALISMO  MUNICIPALE

I soldi restano sul territorio

L’approvazione del decreto sul Federalismo municipale manifesterà i suoi effetti già nei prossimi mesi. La tassa sugli affitti (che oggi supera anche il 40%) scenderà a un’aliquota fissa del 21% (19% a canone agevolato). A vantaggio di chi affitta, ma pure di inquilini e Comuni (questi ultimi beneficeranno degli introiti derivanti dal recupero degli affitti in nero).

Chi afferma che col Federalismo cresceranno le tasse, dice il falso. La riforma serve proprio a ridurre spesa pubblica e imposte. E in ogni caso qualsiasi aumento è esplicitamente vietato dalla legge quadro.

Con il Federalismo municipale i Comuni avranno libero accesso al catasto telematico e all’anagrafe tributaria per pizzicare gli evasori. Parte di quello che su scala locale sarà recuperato con la caccia ai furbetti, resterà nelle casse municipali per essere investito in servizi a favore della cittadinanza.

Cedolare secca

Secondo Confedilizia, la cedolare secca che viene introdotta con il Federalismo municipale, comporterà risparmi fino al 17% del canone per chi decide di dare in locazione la casa, favorendo così l’emersione degli affitti in nero.

Vi sono inoltre nel Paese 700/800 mila unità immobiliari non occupate perché bisognose di ristrutturazione (fino a oggi per nulla conveniente): si calcola che la riforma metterà in moto un vero e proprio piano di ristrutturazione, che renderà disponibile una valanga di immobili inutilizzati.

Tasse a somma zero…..

Da quest’anno gran parte del gettito di alcuni tributi, tra cui l’Irpef sui redditi fondiari non agrari e l’imposta di registro sui canoni di locazione, si sposterà dallo Stato ai Comuni. A questi ultimi sarà pure assicurata una compartecipazione al gettito Iva locale pari al2%dell’Irpef nazionale.

Le entrate devolute ammontano a circa 11,5 miliardi di euro, ma il gettito resterà invariato perché la legge stabilisce che il Federalismo fiscale non debba costare al contribuente un solo euro di nuove tasse; si potrà pagare qualcosa in più alla Regione o al Comune e qualcosa di meno allo Stato, sempre però a somma zero.

…..e una è dimezzabile

Nel 2014 arriverà l’Imposta municipale unica (Imu) propria. Non è una nuova tassa, bensì l’insieme di imposte già esistenti, che sostituirà: l’Ici vigente (quindi con esclusione della prima casa), l’Irpef e l’addizionale Irpef da redditi fondiari da immobili non locati.

L’aliquota Imu propria, pari allo 0,76%, sarà unica e verrà applicata a tutte le tipologie di immobili. I Comuni avranno comunque un certo margine di autonomia.

Con apposita deliberazione consiliare si potrà infatti aumentare o diminuire l’aliquota dello 0,3% (0,2% se il bene è locato). Non solo: a differenza di oggi, con  l’applicazione del Federalismo municipale, per l’immobile dato in affitto l’aliquota base sarà ridotta della metà. Un’ulteriore agevolazione che ha lo scopo di far emergere il reddito imponibile dalocazione, contrastando l’evasione fiscale.

Pertanto l’introduzione dell’Imu comporterà la diminuzione del gettito Irpef attribuito ai Comuni derivante dai beni locati. Considerare quindi - come ha fatto qualcuno - lo 0,76% applicato a tutti gli immobili soggetti a Imu è scorretto e fuorviante, in quanto non tiene conto né dell’agevolazione relativa alla locazione (che dimezza l’aliquota) né della facoltà dei Comuni di applicare riduzioni.

Concorrenza positiva

Il punto di forza di un sistema federale sta nella competizione che deriva dal garantire autonomia decisionale ai livelli locali. Se i Comuni possono fissare il come e il quanto del prelievo tributario, si crea una concorrenza positiva dal momento che famiglie e imprese tendono a collocarsi dove i
servizi sono migliori e i costi inferiori.

Un esempio? Recentemente un’impresa leader nel noleggio di autovetture (con un parco-macchine che supera le 100 mila unità) ha deciso di non immatricolare più a Firenze per trasferirsi in Lombardia e beneficiare del costo più contenuto del bollo auto.
La scelta ha indotto l’amministrazione toscana a una modifica della politica fiscale, sfociata nella riduzione dell’imposta automobilistica.

Servizi Monitorati

La monnezza napoletana è famosa. Ma le cifre più scandalose non sono a Napoli. C’è chi ha fatto di peggio. Il costo di gestione maggiore è nel Lazio: 167,2 euro per abitante. Il capoluogo partenopeo torna invece primo nella classifica dei costi medi nel trasporto pubblico extraurbano: per un bus si spendono 3,96 euro al chilometro. Non si ripagherebbe nemmeno se tutti i passeggeri pagassero il biglietto...

Il Federalismo municipale comporta fra le altre cose che da fine anno si potrà trovare su internet il fabbisogno di ciascun Comune, servizio per servizio (entro 3 anni tutti i dati di bilancio saranno on line). Se un servizio costa 10 e il Comune spende 15, il cittadino ne sarà informato. In grado quindi di fare le sue valutazioni ed esprimersi consapevolmente in cabina elettorale.

    Mirò

Fonte: Lega Nord

 

Nessun commento:

Posta un commento