mercoledì 13 aprile 2011

Piccola Storia del Piemonte 14/58 - Ungari e Saraceni

Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 14,  Ungari e Saraceni

Già alcuni anni prima della fine del Sacro Romano Impero, e per buona parte del secolo X, il problema per l'Europa è rappresentato dalle scorrerie e dalle invasioni degli Ungari, provenienti da est, e dei Saraceni, che dall'Africa del Nord hanno occupato il sud della penisola iberica. In Piemonte primi ad apparire sono gli Ungari.

Gli Ungari sono pastori seminomadi che vivono nelle pianure del Danubio. Gruppi di razziatori ungari iniziano le loro scorrerie in Italia nell'anno 899, quando giungono dapprima fino ai confini orientali del Piemonte. Sconfitti e respinti una prima volta, ritornano all'attacco senza più trovare veri ostacoli, e questo anche grazie alla loro estrema mobilità. Nell'anno successivo saccheggiano Vercelli e ne uccidono il Vescovo, quindi si spingono fino alla Valle d'Aosta.

Sacra S. MicheleNon sono attrezzati per sostenere una guerra o conquistare del territorio, ma fanno razzia di tutto ciò che trovano, comprese le donne, attaccano villaggi, chiese e monasteri isolati, e giungono a saccheggiare Susa e Torino  (stando ad alcuni cronisti). Nella lotta fra principi per impossessarsi del regno d'Italia, nessuno è in grado di contrastarli efficacemente e non manca chi si accorda con loro per contrastare il rivale.

In questo contesto gli Ungari possono continuare le loro scorrerie fino all'ultima del 954. dopo questa data vengono definitivamente sconfitti da Ottone I (che vedremo dopo).
Già nell'anno 842 i Saraceni riescono ad installarsi in Provenza, nell'area detta Fraxinetum, sulla costa che ora è detta azzurra. In questo sono favoriti dalle discordie interne in Europa. Da questo punto di appoggio, nel corso del X secolo, iniziano le loro scorrerie nella regione piemontese, con occupazioni che a volte perdurano per anni. Ancora oggi le Alpi occidentali e l'Appennino verso la Liguria sono cosparsi di "torri saracene" e toponimi riferibili ai saraceni. In alcune aree alpine fino a poco tempo fa si trovavano elementi etnici decisamente associabili ai saraceni. Alcune parole piemontesi, anche oggi, derivano direttamente dalla lingua dei saraceni di quel tempo.
I predoni Saraceni sono in realtà non solo arabi, ma anche spagnoli arabizzati, cristiani, delinquenti e sbandati di vario tipo ai quali si uniscono anche briganti locali.

Secondo alcune fonti le incursioni in Piemonte iniziano nel 903, secondo altre più tardi, nel 921. I passi alpini diventano impraticabili, mentre commerci ed attività economiche regrediscono fortemente. I Saraceni, come già gli Ungari, non sono attrezzati per conquistare terre, le loro sono razzie, nel corso delle quali, oltre a beni materiali, asportano a volte anche persone in particolare giovani da rivendere come schiavi.

Villaggi e città sono saccheggiate, con morti e distruzioni. Ma, là dove la loro presenza dura per qualche tempo, i Saraceni introducono anche nuove tecniche di lavoro, metodi di imbrigliamento delle acque per irrigazione e nuove colture che risulteranno poi preziose. È da supporre, comunque, che spesso i cronisti dell'epoca tendano ad ingrandire le ribalderie dei Saraceni, dunque non è semplice ricostruire una storia autentica. A volte i cronisti confondono Ungari con Saraceni, e nel periodo nascono molte favole popolari su questi predoni.

Verso il 980, finalmente l'Europa trova modo di coalizzarsi contro i Saraceni e la base di Fraxinetus viene distrutta. Nel liberare la valle di Susa si distingue Arduino Glabrione, marchese di Torino, come vedremo. Certamente, quando la regione viene liberata dalle incursioni, la sua situazione economica e sociale, già precaria in precedenza, è ora molto problematica a ovest, ma comunque denota i segni di una ripresa già in corso.


     Mirò


Tutti i link ai capitoli li trovate nel post di presentazione alla Piccola Storia del Piemonte

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