mercoledì 25 gennaio 2012

Ricorso della Regione Piemonte contro liberalizzazione orari nel commercio

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DI APERTURA DEI NEGOZI
LA REGIONE PIEMONTE PRESENTA RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE

“La Regione Piemonte è al fianco dei negozianti e dei lavoratori dei centri commerciali.
Per questo abbiamo presentato ricorso alla Corte Costituzionale, contro l’art.31 del decreto sulle liberalizzazioni varato dal Governo, che entra in merito agli orari di apertura degli esercizi commerciali”.

image
Con questi termini l’assessore regionale al Commercio William Casoni ha voluto rassicurare i rappresentanti dei sindacati Flaica CUB – Federazione Lavoratori Agro-Industra Commercio Piemontesi e Filcams Cgil Piemonte, che ha incontrato oggi a Torino nella sede dell’Assessorato al Commercio.

“Abbiamo impugnato l’articolo per una questione di illegittimità costituzionale in quanto il commercio è una materia di competenza regionale.
Ad oggi infatti gli orari di apertura degli esercizi commerciali sono stati sempre concordati tra amministrazione ed esercenti, secondo le esigenze di quest’ultimi e dei consumatori e in relazione a ciascun ambito territoriale e quindi operando in modo democratico si sono raggiunte sempre delle soluzioni.
Ricordo infatti che da parte dei consumatori non sono mai arrivate lamentele per le mancate aperture. Speriamo dunque – ha concluso l’assessore Casoni - che il ricorso venga accolto affinché i lavoratori e i negozianti non siano costretti a uno stravolgimento della quotidianità in cui rinunciare al giorno di riposo e alla famiglia”.

Fonte: Regione Piemonte

 

     Mirò

2 commenti:

Gianni ha detto...

È quindi questo l’effetto della manovra di Monti: fare un regalo alla GDO e darci la possibilità di passare la domenica dentro i centri commerciali a fare shopping e sfamarci in qualche fast-food, penalizzando così i piccoli negozi che non possono sostenere aperture così prolungate e anche con un riflesso di ridistribuzione del reddito che si concentrerà in mano a pochi.
Il secondo effetto riguarda le relazioni. I negozi di vicinato, infatti, riescono a costruire un tessuto di relazioni, anche informali, tra persone che genera sicurezza e appartenenza. La loro prevedibile chiusura è quindi un impoverimento della città e della comunità.
Se poi si vuole seguire l'onda "liberista", mi sembra che oggi siano rimasti pochi dubbi su "a chi fanno bene" le liberalizzazioni, certo non al consumatore impoverito, anche se magari nei centri commerciali può trovare beni di consumo a prezzo più basso.
Il "costo vero" si paga quindi nel lungo termine con l’aumento di povertà del territorio e più ancora di povertà relazionale.

Mirò ha detto...

@gianni
Che dire concordo pienamente, i negozi di vicinato sono una grave perdita per tutti e molte volte non è detto che ai vari super risparmi. I piccoli negozi come i mercati fanno parte della nostra tradizione e cultura...ma di queste cose non importa niente a nessuno.

Posta un commento